MI RICONOSCO NEL VERDE


Pubblicato in
Latitudine 45°40'80'' – Longitudine 9°15'20''. Milanofiori Nord
a cura di Anna Barbara, Simona Galateo e Luca Molinari

vai al sito

La prima volta che abbiamo visitato Milanofiori Nord ci siamo ritrovati accerchiati dentro a un luogo debole, ritagliato dalle infrastrutture, privo di appigli apparenti e di memoria: ne città, ne periferia, ne territorio.
Il masterplan  iniziato poco dopo é stato costruito, pertanto, attorno al tema della investigazione e della definizione di un 'racconto possibile' per quel luogo, alla ricerca di una identità indebolitasi nel corso degli anni in seguito a consecutivi, ed indifferenti, processi di espansione urbana.
Per noi, invece, aggregare oggetti architettonici in uno spazio é significato dar vita a luoghi in cui la gente capisca e apprezzi la complessità in quanto esperienza estetica e sociale.
Nel nostro caso, la frammentazione del contesto ha richiesto implicitamente una forte concentrazione di significato urbano, per insediare una entità territoriale indipendente, di forte referenzialità, ma in cui le persone possano riconoscersi e sentirsi partecipi.
Il primo intento progettuale é risultato nella trasformazione dell'unico frammento esistente, costituito in questo caso dal boschetto ritagliato sul vertice nord, in occasione morfogenetica, definendo una struttura di piano in cui il tema dell'innesto tra architettura e paesaggio, tra natura e artificio, potessero essere sviluppate a formare il baricentro concettuale del masterplan.
Innesto e integrazione si sono allora legati intimamente suggerendo potenzialità per relazioni e linguaggi, sommandosi alla ricerca di un nuovo immaginario, e richiedendo un sostanziale 'engagement' culturale per adattare criticamente la disciplina dell'architettura ai codici comunicativi della società dei consumi.
Il conseguente processo dialettico che ha connesso programma(mixed-use) e volumetria(mixed volume) si é articolato così per 'pezzi di città', definiti da scenari e atmosfere indipendenti, legati intimamente per mezzo del reticolo dei percorsi e degli spazi aperti.    
Ecco che il 'racconto possibile' si é sviluppato per capitoli dotati di un nome, cioé di una identità. Come in una progettazione per scenari, all'interno di essi si sono definite le diverse modalità di uso, proiezione e identificazione nello spazio, come anche le diverse linee guida per la progettazione architettonica.
L 'immaginario del consumatore e l'immaginario dell'abitante si sono mescolati idealmente alternandosi di stanza in stanza; dalla modalità percettiva legata all'approccio automobilistico si é passati all'esperienza urbana, fino a toccare la scala più intimamente domestica.

MEDIA. La sequenza di volumi collocati sopra a una fascia basamentale lungo l'autostrada dei Giovi ha ramificato lo spazio orientando la visione dell'automobilista verso l'interno dell'area, filtrandola , proteggendone allo stesso tempo gli spazi pubblici.
La sequenza lineare é stata composta ruotando strategicamente i volumi(a formare spazi)e tagliandoli longitudinalmente(a formare volti). La caratterizzazione delle facciate a 'giano bifronte' ha definito due diverse modalità percettive per il fronte nord e sud: il primo generando masse perforate monocrome, il secondo articolando patchworks cromatici.
Il ritmo delle perforazioni e dei patchwork si é connesso idealmente a un luogo al limite tra città e paesaggio, attraverso la vibrazione delle aperture e dei volumi.

FUN. Lo spazio baricentrico del masterplan é stato strutturato attorno alla piazza. Punto di arrivo e di transito per tutti i percorsi, é risultato anche come il luogo in cui la teatralizzazione dello spazio, traccia genetica che attraversa tutto il masterplan, assume il suo carattere più compiuto. La deformazione della colonnata classica a formare la corona visuale connettiva della piazza ha demistificato e alleggerito i caratteri architettura tradizionale e dei processi di consumo  stimolando il legame tra uomo e spazio quasi come in una azione scenica.

LOGO. Cardine volumetrico del masterplan, luogo di massima stabilità morfologica, la serie di volumi collocati a triangolo sul lato sud del masterplan ha marcato in maniera netta la separazione tra spazio automobilistico e spazio pedonale. La copertura é diventata idealmente la 'quinta facciata' verde, luogo dell'artificio naturale, e ai volumi é spettato poi il compito di portare la connessione linguistica tra 'logo' e 'pelle' alle sue massime conseguenze integrative.

QUIETNESS. La massa critica residenziale, il fulcro sociale del masterplan e la centralità dell'abitare si sono organizzate attorno al parco centrale, con i volumi disposti ad anfiteatro che ne disegnano l'abbraccio. Lo 'stare' al centro, come anche il collocare al centro del parco stesso il cuore verde rappresentato dal playground per l'infanzia hanno enfatizzato la stabilità relazionale garantita dallo spazio, il luogo della calma e dell'incontro informale.

SUBLIME. Il cuneo verde centrale si innesta nel boschetto esistente a formare la massa alberata che lega il nuovo al vecchio. Gli edifici a forma libera si dispongono come 'folies' al suo interno, e danno forma alla intima connessione tra edificato e verde, al legame tra organico e inorganico.
L'ingresso al boschetto é marcato dalla passerella pedonale, elemento di transizione tra paesaggio progettato e verde esistente. All'interno del bosco assistiamo alla connessione tra uomo e 'wilderness' attraverso un percorso incerto che si sviluppa come a districarsi in mezzo alla folta alberatura esistente. Lungo lo stesso sono disseminate delle radure in cui la sosta viene disegnata attraverso una serie di piattaforme ellittiche. Al loro interno l'esperienze dello spazio troverà il suo equilibrio, tra la domesticità dello 'stare' e la lieve surrealtà della sensazione del sommergersi in una 'micro-foresta'.

Ecco che, allora, la continuità tra verde e architettura, la sua integrazione più completa, trova il suo compimento nelle diverse sfaccettature dell'eleborazione del masterplan, nel suo teatralizzarsi, nel suo aprirsi al legame con l'abitante, ponendo comunque al centro dello spazio l'esperienza sociale della persona.

Massimo Bertolano
2001-2007-   EEA (Erick van Egeraat Associated Architects) Associated Architect
2002-2007-  Project Architect per Milanofiori Nord (Masterplan e lotti B,C,E)
2006-on  amber+ Atelier Massimo Bertolano - Landscape design (Verde e Spazi Aperti)

Progetto per verde e spazi aperti, Milanofiori Nord, Assago
Cliente: Milanofiori 2000 Srl

In un contesto reso generico e caratterizzato da porzioni di territorio ritagliate dalle infrastrutture e senza significato apparente, è apparso necessario, fin dalla genesi dell'intervento progettuale, ricercare il senso specifico di Milanofiori Nord e la sua fertilità. Ne è risultato un luogo pronto per l'attivarsi di una trasformazione radicale, programmatica e fisica. In connessione diretta con gli assunti del masterplan originario, il progetto per il verde e gli spazi aperti di Milanofiori Nord è diventato, così, uno strumento di ricompattazione degli spazi e delle storie ad essi connesse, piccole e grandi, facendo innestare la trama narrativa degli edifici in quella del paesaggio.

Si è data una risposta tangibile, perciò, a una domanda latente di spazi capaci di stimolare l'abitante a navigare e riconoscersi nel luogo, definendo così la reale centralità del masterplan, attribuendo valore al suolo e costruendo relazioni percettive-sociali 'ad hoc' tra l'uomo e l'ambiente progettato.
Il tema dell'identità è stato articolato attraverso la ricerca di assunti concettuali chiari, capaci di attribuire senso agli spazi aperti e al verde, e attraverso la definizione di componenti che possano garantire la naturale continuità con gli assunti definiti dal masterplan originario. La struttura del verde si è costituita di reticoli e di luoghi, connessi intimamente tra di loro e chiaramente gerarchizzati.

Il principio cardine dell'integrazione tra edifici e spazi aperti si è articolato evitando, allora, frammentazioni e costruendo masse e spazi che attribuiscono fluidità e senso all'esperienza dello stare all'aperto, alternando spazi aggregativi a luoghi di concentrazione individuale.

La pre-esistenza verde, un boschetto ritagliato e indebolito dalle infrastrutture esistenti e progettate, è stata utilizzata come occasione morfogenetica e trasformata in elemento essenziale per la prima riequilibratura tra volumi edificati e verde. La massa critica verde così ottenuta, un cuneo di alberature innestate tra verde esistente e verde progettato, ha definito una centralità di percorsi , disegnati attraverso la metafora delle ramificazioni dal tronco d'albero. Il terreno è stato modellato ammorbidendo le pendenze, marcato dalle venature formate dalle recinzioni e intagliato dai muri di sostegno.

L'esperienza dell'incontro urbano, definita dalle piazze disseminate in prossimità degli edifici, si è completata attraverso la sequenza di luoghi che hanno ritmato il paesaggio interno all'area. La matrice geometrica definita dalle microstanze all'aperto, costituita da ellissi e forme libere (cuore) ha disseminato episodi e occasioni narrative nella totale completezza dell'area.

Il manufatto della passerella pedonale ha completato l'innesto tra masse verdi, esistente e di progetto. La materializzazione dello stesso ha contribuito a definire un luogo di passaggio dal centro dell'area verso il boschetto. In esso i percorsi, per quanto incerti, sono stati ritmati da spazi di sosta in cui vivere l'esperienze del fondersi nel verde, in cui anche la pavimentazione si è radicata aprendosi all'innesto di cespugli e piantumazioni spontanee.

Il centro domestico, il vero cuore verde del masterplan, è stato costruito attorno alle aree di gioco per l'infanzia, 'camere morbide' protette dall'esterno dal disegno del terreno e arricchite all'interno da materiali e forme composite .

Il baricentro dei percorsi, l'incrocio tra i vari percorsi, è stato marcato da una geometria netta capace di porre in sequenza chiara le direzioni di marcia, i pannelli informativi,i corpi illuminanti e le sedute, utilizzati con particolare attenzione alla progettazione sostenibile.

Il passaggio di scala dall'oggetto al dettaglio è stato curato attraverso l'informalità del linguaggio e la semplificazione dei materiali. Legno, ferro, pietra e cemento si sono alternati e composti a definire la pavimentazione composita e i singoli arredi urbani, anch'essi parte integrante della narrazione progettuale.

Lo spazio reale e lo spazio sceneggiato si sono connessi, formando uno spazio per l'uomo, legato cioè alle sue prerogative. E, dato che riconoscersi nel verde significa comprendere e appropriarsi di uno spazio, ecco allora che il processo di identificazione si è potuto innescare.

 

Masterplan e PL Area Ex-Colombo, Monza
Cliente: RED srl - ING Real Estate

L’osservazione delle potenzialita’ legate al contesto ha evidenziato come l’area ex-Colombo si collochi chiaramente in una posizione strategica di accesso alla città di Monza. Posizionata tra Viale Lombardia e Via Manara, presenta le caratteristiche per configurarsi come centro visivo sensibile dello snodo che organizza i flussi provenienti da Milano e dalla Provincia e diretti in centro città o alla Villa Reale.

La strategia progettuale consiste nel proporre un intervento che interpreti la potenzialità del sito di sviluppare, con grande forza comunicativa, il processo di riqualificazione per l’intorno e per la città. L’intento è quello di generare valore attraverso la qualità degli spazi e il carattere del linguaggio architettonico. Identità e iconicità sono raggiunte attraverso l’identificazione precisa all’interno del masterplan di un discreto numero di ambiti, dotati ciascuno di caratteristiche peculiari di uso e di immagine, ma integrati da una visione comune legata all’equilibrio tra modernita’ e sostenibilita’.

Il programma che si intende realizzare è vario ed articolato, affiancando alla prevalente destinazione residenziale un edificio direzionale lungo Viale Lombardia, diverse aree commerciali a piano terra facilmente accessibili dalla viabilità esistente, una discreta quantità di parcheggi pubblici o asserviti ad uso pubblico che vadano ad assolvere anche parte delle necessità esterne all’area di progetto, e predispone aree accessibili dalla rotonda ed affacciate sul verde per ospitare eventuali funzioni di interesse pubblico.

Il lotto confina sui quattro lati con tessuti diversi tra loro, per rispondere al contesto in modo corretto su ogni fronte e risolvere al centro la eterogeneità attraverso l’integrazione delle funzioni con l’organizzazione degli spazi aperti e dei percorsi.

Il progetto definisce un solido carattere urbano al centro del lotto, attraverso una “piazza” commerciale accessibile con facilità sia pedonalmente dalla rotonda e dal canale Villoresi, sia in auto. Cio’ innesca direttamente un processo di appropriazione dello spazio da parte degli abitanti in un’area seppur semiperiferica.
Il luogo da proporre invece per sviluppare iconicità rappresentativa, dell’intervento e della crescita urbana della citta’ di Monza, si configura come il fronte sulla Rotonda dei Pini. Le tre teste degli edifici che vi si affacciano sono rappresentative dell’intero programma che il progetto persegue (direzionale, residenziale, commerciale e pubblico), funzionando come icone delle funzioni contenute nel progetto. L’articolazione volumetrica e la ricerca di un equilibrio programmatico contribuiscono, inoltre, allo sviluppo del processo di riqualificazione degli ambiti dimessi tramite piani di integrazione funzionale. 
Il fronte continuo dell’edificio per uffici lungo il Viale Lombardia è caratterizzato dalla semplificazione dell’immagine architettonica, perché riesca a comunicare a distanza ed alla velocità del traffico automobilistico. La semplicita’ compositiva e’ bilanciata dal ritmo e dalla materializzazione della facciata.
Sul fronte del canale Villoresi il progetto si dirada e si apre all’interferenza con spazi verdi di più ampio respiro e di fruibilità pubblica, raggiungibili anche dalla rotonda attraverso la “piazza” commerciale.

Morfologicamente, il progetto è caratterizzato da una urbanità maggiore verso Viale Lombardia e Via Manara, con edifici più alti, direzionali o residenziali con piano terra commerciale, e da una organicità maggiore verso sud, con edifici residenziali di scala ridotta e caratterizzati da una distribuzione più libera e da un rapporto più stretto con il verde.
Il corpo del progetto è mantenuto comunque ‘forte’ grazie alla presenza di tre torri, una affacciata sulla rotonda e due all’interno dell’area, che contribuiscono a mantenere la percezione dell’unitarietà dell’insieme.
Il sistema degli spazi aperti e del verde contribuisce a creare tra i vari ambiti, aggregando diverse specie di spazi, dal pubblico al privato, dal collettivo al domestico.

Il progetto si propone di operare in un’ottica di sostenibilità dell’accessibilità all’area predisponendo accessi ed uscite ordinati e puntuali, differenziando i percorsi della sosta veloce e della sosta lunga, i pubblici dai privati ecc., e ponendo attenzione a predisporre zone di accoramento commisurate alla portata della viabilità circostante.

Dal punto di vista energetico il progetto si pone l’obiettivo di razionalizzare i consumi, mediante l’impiego dei tetti verdi per la quasi totalità delle coperture degli edifici e dei parcheggi in struttura, si propone inoltre di utilizzare un sistema a pompe di calore e di dirigere la progettazione degli edifici il più possibile verso sistemi passivi di climatizzazione degli ambienti, mediante il corretto orientamento debgli spazi e delle aperture e l’impiego favorevole del verde.



MONZA ECO VILLAGE
Cliente:ING Real Estate

LA CITTA' SI RAFFORZA SE UTILIZZA L'EVOLVERSI DELLO SVILUPPO DEL SUO COSTRUITO. Il progetto legge e interpreta le peculiarità' insediative esistenti per generare una nuova socialità.

I FRAMMENTI ABITATI ASSUMONO SIGNIFICATO AGGREGANDOSI IN SERIE DI VOLUMI OMOGENEI. I frammenti abitati esistenti vengono annessi ai volumi di progetto. Le sequenze di volumi cosi' generate si relazionano alle preesistenze(cascina, deposito ATM) e agli sviluppi urbani futuri.

IL CITTADINO SI RICONOSCE NEL SUO HABITAT SE PUO' CONIUGARE LA SCALA DOMESTICA E LA GRANDEZZA DELLO STARE INSIEME. I Volumi definiscono i tre luoghi caratterizzanti: Belvedere, Microparco, Borgo. Essi consentono all'abitante di identificarsi alle diverse scale, dalla domestica, alla urbana. L'abitare viene declinato tipologicamente in relazione ai luoghi, offrendo alla persona la massima varietà in termini.

LA COMUNITA' CRESCE DOVE C'E' ACCOGLIENZA, ASCOLTO, SCAMBIO, CONDIVISIONE. La rete di relazioni formata dal foyer e dalla cascina genera uno spazio flessibile che accoglie gli eventi all'aperto, educa all'approccio sostenibile, e stimola lo stare insieme.

LA STORIA DEL LUOGO SI DIPANA E SI ALLEGGERISCE ATTRAVERSO LA QUALITA' DEL GIOCO. Gli spazi aperti, luoghi per l'infanzia, sono caratterizzati dalle aree di gioco , segnate dal colore e dalla forma del suolo. Il terreno si conforma , si solleva ad accogliere alberature, arredi urbani, e connette idealmente l'intera area di progetto.